Dove nasce il progetto Ombre?
Mi trovavo dentro la mia stanza al Pigneto, era notte fonda. C’erano delle tele bianche poggiate per terra e sui muri! Il disordine, la
musica e i treni. Ad un tratto il mio occhio interessato si soffermò nell’osservare la proiezione su tela della ruota metallica del mio comodino, una Singer anni 60’. Quella proiezione bidimensionale ha creato in me un’idea! Subito, di corsa presi la matita e iniziai a disegnare l’ombra reale – dell’oggetto. La ruota con i suoi raggi metallici sembrava un’opera di Duchamp o dei Futuristi. Poi dissi a mio fratello di inserire la sua testa vicino al disegno della ruota e ricopiai in maniera fedele l’ombra del suo profilo poi l’ombra dello specchio e così via, per creare una composizione armonica e allo stesso tempo espressiva. Ecco come è nato il progetto delle Ombre, nascono così! Persone e oggetti che riproduco sulla tela o dentro materiali metallici come ad esempio il rame.

Come nascono i paesaggi immaginari e come mai?
Sono nati dai miei paesaggi interiori con una sorta di astrattismo e di rifiuto della realtà esterna, direi meglio di un assorbimento della realtà esterna, un assorbimento cosmico, un’ interiorizzazione. Un altro elemento importante che ha alimentato la realizzazione dei paesaggi immaginari è emerso durante il terzo anno di Accademia, quando Gino Marotta ha insegnato la tecnica della tarsia lignea. Durante il suo corso, ad un certo punto ho pensato di personalizzare le sue indicazioni tecniche, inchiostrando i legni. Inchiostravo e incollavo le radiche di mirto ad esempio, di ciliegio, di ulivo tutto sempre su legno con il metodo dell’impiallacciatura. Quasi spontaneamente nascevano delle armonie riflesse. Immaginazione interiore che cambia con un’applicazione esteriore. Ho realizzato delle forme geometriche quadrimensionali, delle nature, con pezzi in radica e
inchiostro nero per incisione. Ma sono andata oltre anche con gli acrilici, una delle opere di questa serie è ad esempio Ricordi di Viaggio. In questa opera lo spazio è il protagonista. Un’opera che mostra proiettati in una dimensione fiabesca i ricordi dei miei viaggi: Roma con il Colosseo, la Cina con la Grande Muraglia, Parigi con la Tour Eiffel e il Sacro Cuore, Shanghai con il super grattacielo avveniristico La Perla d’Oriente. Scale e strutture architettoniche che come le prigioni di Piranesi e le architetture di Escher, salgono e scendono, una rielaborazione in cui nuovo nuovissimo, vecchio o antico, futuro e futuribile si mescolano ed esprimono la gioia di ricreare tutto il mondo in un piccolo spazio.

Quando nasce il progetto dei personaggi immaginari?
I miei Personaggi immaginari, sono esseri fantastici, divertenti, allegri, sono donne che sparano, donne che ammazzano, donne che frustano, donne con i piedi di capra, arlecchini, sembrano usciti da un fumetto e camminano. Cose che entrano dentro le cose. E’ un mondo interiore che arriva nell’oblio fino al prenatale. Sono meccanismi di automi, che si presentano e che annunciano la loro aggressività, la loro forte presenza. Che entrano dentro. La loro aggressività è data dal colore. Questi personaggi non sono altro che gli spiriti che vivono dentro di me, e quando li disegno inizio dalla testa, poi disegno il collo, le braccia che sembrano delle onde. La linea che utilizzo è morbida sinuosa e spazia in un foglio bianco è sempre viva, sguizza, realizza. Alla fine, pensandoci bene, in realtà non sono io che faccio queste cose. Non sono io. E’ qualcosa che sta dentro di me, non so cosa sia. Quando disegno si manifesta. Forse è uno dei personaggi immaginari. Personaggi teatrili, un po cyborg-man cyborg-woman. Con questi personaggi vorrei realizzare dei progetti teatrali, dei costumi dei balletti, renderli vivi veri. Li vorrei fare grandi quanto la tour Eiffel che
abbracciano la tour Eiffel o che ballano. Hanno qualcosa che ricorda i costumi sardi ma miscelati l’immaginazione. E ricordano i panni che acquisto’ Depero per il balletto il canto dell’usignolo musicato da Stravinsky. I miei personaggi fluttuanti rappresentano nello spazio scenico diagonali, spirali, linee rette, curve, cerchi ed ellissi in una dimensione fantastica caratterizzata dalla forza dei segni. In questi spazi strutturati solo dal colore, sembra che si muovano, come figure antropomorfe, embrioni zoomorfi e fitoformi, dentro architetture immaginarie che ricordano le opere di Depero, le elegie di miro’ e le forme-linee di Kandinskij.

Cosa ti ha spinto a collaborare con il Museo di Arte Nuorese e poi con il T Hotel di Cagliari?
Il progetto Toys nasce poco prima del periodo natalizio nel 2009. Il museo Man di Nuoro ha proposto la collaborazione e subito mi sono venuti in mente tre pezzi particolari che avrei voluto realizzare per l’esposizione. Le trottole-bardoffule, Su bullinu (un vecchio gioco nuorese) e Marino il pupazzo realizzato con le alghe. Il progetto Contenitori al T invece è nato durante un master promosso dalla Regione al quale ho partecipato lo scorso inverno. Per questo particolare evento in collaborazione con il T Hotel di Cagliari ho realizzato tre dodecaedri ispirati dai disegni di Leonardo Da Vinci.

Perché hai scelto il nome arte da indossare per la tua linea di
abbigliamento?
Arte da indossare si può inquadrare tra i risultati fino ad ora riusciti meglio di un’idea piuttosto chiara nella mia mente. Quelle delle arti applicate. Ho iniziato a dipingere i tessuti circa 10 anni fa, il marchio arte da indossare nasce nel 2006. Tutti i miei lavori sono caratterizzati dall’utilizzo della tecnica del dripping alla Jackson Pollock.

Chi ha influito maggiormente sulla tua carriera artistica?

Tante persone, a partire dai miei familiari. Tra i grandi artisti, Gino Marotta di certo è stato uno dei piu’ importanti per me, la qualità del suo lavoro come ad esempio quello con Carmelo Bene che ho conosciuto proprio grazie a Lui, è indiscutibile. Jackson Pollock ha ispirato buona parte della mia attività svolta con Arte da Indossare, anche se non l’ho mai conosciuto personalmente mi sento legata, e come se un filo conduttore mi avesse condotto alla sua stessa vena creativa. Forse questo legame è nato con Costantino Nivola, non solo
per i suoi lavori ma per come incarna una certa dimensione dell’artista che si pone al di la della ordinarietà e della quotidianità. Anche Fortunato Depero che ho scelto come tema della mia tesi all’Accademia di Belle Arti di Roma ha influito molto in tutta la mia attività.


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